Esperienze

Ritrovarsi.

 

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     Ci sono parole da scrivere che ti chiamano con urgenza. Sono quelle dettate dalla vita, dalle circostanze e dalle emozioni. E che quindi non puoi arrestare o mettere in standby, ma le assecondi e dai loro voce. Queste che leggerete nascono dopo una cena tra ex compagni di scuola. A tutti tocca questo appuntamento, prima o poi, periodicamente o anche solo una volta nella vita. Ricordate il film Compagni di scuola? Massimo Ghini, alias l’onorevole Mauro Valenzani, spiega perfettamente il significato di certe nostalgiche rimpatriate:


          Scusa, ci potresti spiegare il perché di questa riunione?
          Non lo so bene. Un po’ di solitudine… un po’ di nostalgia… un bisogno di confrontarmi… di fare a un certo punto le somme, o le sottrazioni…


 Succede che passata la soglia degli anta e dopo aver fatto un bel po’ di cose negli anni tra lavoro, famiglia e passioni più o meno seguite, coi figli un po’ più grandi e con amicizie bene o male curate (tempo permettendo, vita conciliando), ti soffermi a pensare a quel “e ora?”. Io sono fatta così, maledettamente predisposta a non sostare più di tanto sulla soglia di ciò che ho appena raggiunto. Ho bisogno di altro, di aggiungere, di caricare. Una detestabile qualità che ti proietta al futuro godendo del presente solo a metà e che ti fa sentire quasi sempre incompleta. Manca ancora qualcosa, dove vado a pescarlo stavolta? Non so se questo senso di perenne insoddisfazione capiti a tutti, se voi lo assaggiate a tratti o se non vi riguarda affatto. Ma la vita è grande maestra e nei momenti giusti ti cala la carta dell’occasione dalla quale imparare o a partire dalla quale aprirti alla riflessione. Eccomi quindi alla suddetta cena tra ex compagne delle scuole superiori. Tutte donne. Istituto magistrale.
Sei felice e ti prepari, curando l’immagine di te che vuoi che le altre notino. È una volta e via, non ci si può concedere il lusso di sbagliare. Scegli l’abito, aggiusti il trucco. Non hai alcun dubbio però, anche se un’infantile ansia da prestazione preme: vuoi andarci a quel benedetto incontro, rimandato già un paio di volte perché-si-fa-quando-siamo-tutte. Ma tutte non saremo mai e questo è ben chiaro. Partecipa chi “ci sente”, chi ha voglia di confrontarsi col passato e con chi ha percorso insieme a te un periodo particolare della vita e chissà dove è arrivato. Dove te? O un po’ più in là? Passi in rassegna nella testa i nomi e i volti. Li ricordi tutti o quasi e li etichetti per darti dei punti fermi. La timida, la casinista, la calma, la problematica, la prima della classe, la forza della natura e quella che ti è sempre stata sulle balle. E anche quella che non ti ha mai filato.
Eccoci sedute a tavola. Si toglie il tempo che c’è stato in mezzo, si annullano le distanze, e ti ritrovi ragazzina tra ragazzine, con la voglia di raccontare ciò che era e non ciò che è adesso. Si parla al passato finalmente, si pesca tra i ricordi. E lo si fa con l’interpretazione matura di oggi, strizzando l’occhio alle fragili pischelle di una volta, ognuna con le sue fisime e coi propri mostri da affrontare. Trovi una timida più spigliata; la casinista lavoratrice e madre; la calma che soffre l’oppressione delle responsabilità e che ha voglia di respirare; la problematica risolta finalmente, e si vede!; la forza della natura che distribuisce le sue energie tra lavoro e casa ben popolata; quella odiosa che tanto odiosa non ti pare più. Quella che non ti ha mai filato magari stavolta non caga proprio nessuno… e non si presenta.
E poi ci sei tu. Donna con loro. Nel tuo raccontarti a brandelli ritrovi le circostanze della vita che val la pena di mettere in piazza, facendo una scelta tra le tappe raggiunte e in un certo senso… ne trai un bilancio. Epperò! Ho fatto questo e quest’altro, sono stata qui e là, ho superato questo brutto momento, ho avuto la fortuna di. Quando hai la possibilità di parlare di te in una sola volta, a persone che un tempo ti sono state familiari, trovi una preziosa occasione di autoanalisi: sei costretto a ripensare alla strada fatta e a riscoprirne le piccole grandi gioie. Ti concentri sul percorso e non pensi alla meta. Quel percorso è ciò che sei. Per me è stato un bel momento per riprendere fiato nella perenne corsa dei giorni, e nel costante senso di incompiutezza ho ritrovato la mia dimensione. C’è la costruzione di una vita a cui dobbiamo ricordare di fare riferimento nei momenti frenetici e ansiogeni.

     Le ho trovate tutte belle quelle donne quarantenni! Senz’altro piene di quelle “somme” importanti di cui parlava Valenzani. Quegli addendi di cui andiamo fieri e che ci aiutano a far quadrare i conti con quello che la vita inevitabilmente ci sottrae. Credo che ritrovarsi possa annoverarsi tra i nostri punti in più: da quel giorno ci sentiamo un giorno si… e un altro pure!

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B.

 

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