Cibo e Benessere

Presenza mentale: il primo passo per la Mindfulness

cielo nuvoloso

Avete mai pensato che tra le cose più difficili che si possa provare a fare ci sia quella di non pensare assolutamente a nient’altro che a quello che si sta facendo? Per esempio: io sono qui adesso, al pc e sto scrivendo un post. Ogni tanto la mia mano si ferma e la mia mente vaga. Penso già a come chiudere il post, a quale titolo dare, a condividerlo sui social. Insomma, non vivo il momento presente, ma già quello futuro.
Se vi fermate a pensarci è una cosa che facciamo spesso. Almeno io, di continuo. La sera mi stendo a letto e anziché assaporare il calore delle coperte, il benessere che prova il mio corpo nello stare disteso, il sollievo delle palpebre che finalmente si chiudono, io penso alla spesa del giorno dopo, a quando andare in banca, a quella chiamata che non ho fatto. I pensieri si rincorrono uno dopo l’altro, creando un vero e proprio flusso. Una valanga. Questo meccanismo, ad alti livelli, impedisce quasi del tutto di vivere con gioia e consapevolezza il momento presente. La nostra mente è già sempre altrove.

Vi abbiamo parlato del nostro crescente interesse per quel tipo di meditazione chiamata Mindfulness. Questo termine è apparentemente intraducibile in italiano con un’unica parola, ma se ci volessimo provare, potremmo renderlo con “presenza mentale”. Questo infatti è ciò che la Mindfulness si ripropone di ottenere: mettere al bando quegli automatismi che spesso guidano la nostra intera esistenza.

Vi capita mai di pensare “Avrò chiuso la porta di casa? Avrò spento il fornello?” Certo che vi è capitato, come è capitato a noi. Ciò accade perché mentre compiamo un’azione siamo altrove con il nostro pensiero. Compiere più azioni contemporaneamente fa in modo che non ne facciamo bene neanche una.
Questo, sia chiaro, è una piena sconfessione del multitasking. La Mindfulness stessa è l’antitesi del multitasking. Certo questo per noi potrebbe già essere un grosso problema poiché noi nel multitasking credevamo. Lo professavamo e ne eravamo orgogliose sostenitrici. E per tanti aspetti lo siamo ancora, però è impensabile avvicinarsi a questi nuovi approcci senza sconfessare un po’ del passato.

Viviamo tutto quanto ad una velocità terrificante e questo inquina le nostre menti, ma anche le nostre vite. Il punto, infatti sta proprio qui. Studi scientifici che vanno avanti ormai dagli anni ’70 hanno evidenziato la correlazione tra stato mentale e progredire di certe malattie. Indubbiamente alcuni meccanismi mentali apportano deterioramento dell’umore. L’identificazione con i propri pensieri negativi è la condizione di base per cui in alcune persone si creino sentimenti di ansia, disagio, quando non di vera e propria depressione.

Qualche giorno fa, riordinando la libreria ho ritrovato questo libro acquistato la scorsa estate mentre ero in vacanza al mare e ancora, pur avendo sentito parlare di meditazione, non avevo nessuna conoscenza di Mindfulness. Si tratta del libro di Thich Nhat Hanh Il miracolo della presenza mentale: un manuale di meditazione.

presenza mentale


Questo anziano monaco buddista vietnamita ha scritto e pubblicato moltissimo e da sempre si occupa di spiegare agli altri il metodo per vivere in presenza mentale. Ricordo che durante le vacanze lo sfogliai appena e mi chiesi anche per quale motivo l’avessi acquistato. Ma nulla evidentemente accade per caso. Probabilmente il mio subconscio ha guidato le mie azioni e quando ancora io stessa non mi ponevo il problema, ad un livello più profondo e nascosto qualcosa “chiamava”. 
Vi è all’interno del libro un brano che voglio condividere con voi perché è al tempo stesso spunto di riflessione e interessante esercizio da praticare.

[…] Quando si lavano i piatti bisognerebbe soltanto lavare i piatti; il che significa che mentre si lavano i piatti bisognerebbe essere pienamente consapevoli di stare lavando i piatti. A prima vista può sembrare un po’ sciocco: perché insistere tanto su una cosa così banale? Ma è proprio questo il punto. Il fatto di essere qui a lavare queste scodelle è una realtà. Sono pienamente me stesso, seguo il mio respiro, conscio della mia presenza e conscio dei miei pensieri e delle mie azioni. […] Se mentre laviamo i piatti pensiamo solo alla tazza di tè che ci aspetta e ci affrettiamo a toglierli di mezzo come se fossero una seccatura, non stiamo lavando i piatti per lavare i piatti. Direi di più, in quel momento non siamo vivi. Se non riusciamo a lavare i piatti è probabile che non riusciremo a bere la nostra tazza di tè. Mentre beviamo il tè, non faremo che pensare ad altre cose, accorgendoci a stento della tazza che teniamo tra le mani. […].

Ora. Alzi la mano chi non ha mai lavato i piatti (o se non i piatti, steso una lavatrice, pulito il bagno, stirato) pensando a quando si sarebbe buttato sul divano a vedere la tv o a bere qualcosa. Io di continuo. Difficilmente vi sono momenti in cui io non pensi già al momento successivo. Questo brano dà diversi spunti di riflessione e invita ovviamente a provare l’esercizio: fare qualcosa cercando di non distogliere la mente da ciò che si sta facendo, ma anzi essendo proprio in quel momento, in quell’istante.
Provateci. Vedrete quanto poco siamo portati a vivere così. E fateci sapere.

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