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La verità, vi chiedo, sulla felicità

Felicità viaggio

Io sono felice e niente ne è la causa.”

Christian Bobin

Il libro di cui voglio parlarvi oggi, non è un’ opera di narrativa, ma un saggio di filosofia. Ecco. Vedo già molti di voi sbuffare. Filosofia: chissà che noia. Aspettate a tirare le somme. 
Se si eccettua il fatto che la filosofia andrebbe fatta studiare in tutte le scuole superiori e non soltanto nei licei (pensate che peccato: solo una manciata di studenti rispetto alla totalità, che conosce la storia del pensiero e delle idee che hanno mosso il mondo!) dato che lo studio di questa materia aumenta lo spirito critico e allarga gli orizzonti del pensiero, questo libro in particolare è davvero meritevole di attenzione. 

L’autore, infatti, è Frédéric Lenoir, un noto filosofo e sociologo francese esperto e studioso anche di storia delle religioni, il quale, con uno stile discorsivo e accessibile anche a chi non mastica affatto di filosofia, ci porta per mano attraverso secoli di storia del pensiero. Si parte dai filosofi greci fino ad arrivare a citare alcuni contemporanei, con una particolare attenzione a due filosofi che hanno incentrato tutta la loro opera sullo studio della felicità: Michel de Montaigne e Baruch Spinoza. Molto interessante poi il confronto, ricco di punti di incontro, tra l’antica filosofia stoica e il buddhismo e tra il taoismo e il pensiero di Montaigne. Ma arriviamo al punto. Chi di noi, in fondo, non si è posto almeno una volta nella vita questa domanda: è possibile essere veramente felici? L’autore ne è certo: assolutamente sì. Anche in questi tempi tristi e cupi, anzi, soprattutto in questi tempi tristi e cupi. Basta non confondere la sofferenza con l’infelicità: la prima, infatti, è parte ineluttabile dell’esistenza. Tuttavia se attraverso il nostro lavoro spirituale, diamo un senso alle sofferenze, tutto apparirà sotto una luce diversa. L’autore porta come esempio le sorprendenti parole di una ragazza di religione ebraica, Etty Hillesum, che morì ventinovenne ad Auschwitz nel 1943 e che poco prima di essere arrestata scriveva nei suoi diari: “Quando si ha una vita interiore, poco importa da che parte del campo ci si trova […] ho già subito mille morti in mille campi di concentramento. Tutto mi è noto. In un modo o nell’altro so già tutto. Eppure trovo questa vita bella e ricca di senso.” E ancora: “Ci sono poche grandi cose che importano nella vita, bisogna tenere lo sguardo fisso su di esse e lasciar perdere senza timore tutto il resto […] Bisogna imparare a riscoprirle in sé per rinnovarsene. E malgrado tutto si torna sempre alla stessa constatazione: per essenza la vita è buona.”
Vale a dire: il mondo a volte non si può cambiare, ma possiamo cambiare il nostro modo di vederlo, di sentirlo, di percepirne le esperienze, anche quelle assurdamente negative, allenando il nostro spirito. É inutile tentare la strada della felicità unicamente attraverso il raggiungimento di beni materiali. Queste cose, anche quando importanti, non sono garanzia di una felicità duratura, ma solo di gioia transitoria. Senza un reale lavoro su noi stessi, senza la conoscenza di sé, non vi può essere vera felicità, mai.

La felicità: un viaggio filosofico, Frédéric Lenoir, Milano, Bompiani 2015

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