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Eccomi

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Prima cosa da tenere a mente: Jonathan Safran Foer non ha neanche quarant’anni ed è Jonathan Safran Foer da oltre dieci anni. Nel senso che ha all’ attivo quattro- libri-quattro di numero, di cui tre romanzi e un saggio sul vegetarianesimo. I primi due romanzi sono diventati subito dei successi e poi anche dei film. L’ultimo libro, Eccomi, super atteso, super pubblicizzato, molto corposo e non sempre di facile lettura arriva a dieci anni dalla sua ultima opera di narrativa. Si tratta di un grande romanzo, anche letteralmente, visto che è un bel tomo di più di seicento pagine, ma lo è anche perchè ti cattura fin dall’inizio.

Dalla prima cosa da tenere a mente consegue inevitabilmente una domanda:

Come fa Jonathan Safran Foer a essere Jonathan Safran Foer così bene?

Il suo ultimo libro è esattamente lui, all’ennesima potenza, nello stile, nel modo di esporre, nelle dichiarazioni illuminanti, e al tempo stesso non è mai così banalmente lui. In Eccomi  lo scrittore ci parla di se stesso, lo dice già il titolo. Ci parla di una matrimonio, quello di Jacob e Julia, che è un matrimonio come tanti ma al tempo stesso è proprio il matrimonio di questi due soggetti, una variante delle infinite possibilità dei matrimoni che esistono sulla faccia della terra; tra questi si annovera anche quello dello scrittore stesso con Nicole Krauss, durato circa dieci anni e finito un annetto fa.

Jacob e Julia hanno tre figli, un cane, una famiglia molto ebrea e molto complicata da gestire e una cerimonia, il Bar Mitzvah del figlio maggiore da organizzare, in mezzo ad una serie di eventi che travolgerà la famiglia nell’arco del racconto. Foer dice che il libro non è autobiografico, ma in realtà io credo che lo sia. E credo che anche molte altre coppie lo potrebbero definire autobiografico e non autobiografico al tempo stesso. Vale per tutti e per nessuno.C’è un passaggio del libro, tra le decine che ho sottolineato, che mi è rimasto particolarmente impresso. Si tratta di quando lo scrittore parla delle partite di scacchi.

[In una partita di scacchi] si possono eseguire le prime sedici o venti mosse semplicemente “recitando” lo storico. Ma fatta eccezione per rarissimi casi, a un certo punto si arriva a una “novità”, una configurazione di pezzi che non si è mai verificata nella storia dell’universo. Nel gergo scacchistico la mossa successiva è definita “fuori dallo storico”. I due avversari a quel punto sono soli, senza una storia, senza stelle morte e indicare la rotta.

Non accade forse una cosa analoga per le relazioni? Quasi tutti seguiamo uno storico, ma ad un certo punto ci troviamo davanti ad una configurazione di eventi unica, che accade solo nella nostra relazione. E nessuno può aiutarci o indicarci come o cosa fare. Un gioco di equilibri, le relazioni di coppia, che in qualsiasi momento possono avere un esito fausto o infausto, non necessariamente da intendersi come proseguimento o fine di un rapporto. Chi può veramente dire con certezza cosa è meglio o cosa è peggio, nell’infinita rosa di possibilità che ci offre un rapporto a due?

Il matrimonio di Jonathan Safran Foer è finito e adesso si dice che da qualche mese lo scrittore esca con una famosa attrice di Hollywood. Chissà se ce ne parlerà nel prossimo libro non-autobiografico.

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